| There's a storm coming |
| Written by Marco Carosio |
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There are no translations available. Era una mattina come tante altre e come al solito aspettavo la corriera per andare al lavoro. Soltanto un presentimento turbava la solita tranquillità, lo stesso presentimento che mi turba tutti i giorni quando comtemplo lo scellerato ottimismo di chi non è consapevole dei tempi che corrono. Vedevo le automobili sfrecciare o ferme in coda al semaforo, le luci accese ed i treni in fase di manovra, la gente che va ad occupare un posto di lavoro che con molta probabilità assicura un futuro a loro stessi ed alle loro famiglie. Li guardavo e mi veniva in mente la scena finale del film Terminator. C'è una tempesta all'orizzonte, molti non ci fanno nemmeno caso e proseguono per la loro strada, qualcuno alza il dito e dice: "C'è una tempesta in arrivo!", ma solo una persona, Sarah Connor, non ne sembra stupita, guarda e si limita a dire: "Lo so".
L'aria triste ed allo stesso tempo profondamente consapevole di quella donna (tra l'altro è una delle scene che preferisco di un film che giudico un capolavoro) è decisamente caratteristica dei nostri tempi. La tempesta che verrà è il cambiamento che si sta profilando all'orizzonte della nostra era, e giungerà tanto presto che ci troverà impreparati. Sebbene sia l'urgenza dei nostri tempi, la classe politica sembra perfettamente a suo agio, rilassata e positiva riguardo le prospettive future. Forse perché sa qualcosa che noi non sappiamo? Dubito. forse perché non sa qualcosa che noi sappiamo? Già più credibile. Forse perché sa esattamente quello che sappiamo noi ma non gliene frega niente o on ha interesse a cambaire le cose. Ancora meglio. La sensibilizzazione di massa è necessaria ma quello che occorre è una pianificazione strategica seria e concreta, perché i primi a rimetterci saremo noi. Se il nutrimento del sottosuolo dovesse mancare ad una pianta, le prime a farne le spese sono proprio le foglie. Il tronco trattiene per se quello che serve per garantire la sopravvivenza alla pianta, sacrificando il sacrificabile. Ebbene, quando la crisi enegretica colpirà la nostra società, cosa ce ne faremo dei sorrisini ammiccanti di tanti politici che sdrammatizzavano le prospettive catastrofiche che pochi alientati, tra cui il Dipartimento della Difesa americano ed il Ministro dell'Energia inglese, vanno paventando da tempo a questa parte. Le prospettive da qui al 2036 erano chiare già più di tre anni fa quando lo Global Strategic Trends Programme è stato pubblicato, e mette i brividi pensare a cosa da allora sia stato pensato e attuato. Costruiamo centrali nucleari i cui lavori inizieranno nel 2012 e termineranno nel 2020, anno in cui avremmo già dovuto riprogrammare la nostra strategia energetica in modo più sostenibile. A chi servono allora? A cementieri ed impresari che hanno bisogno di aprire cantieri? E a noi chi pensa? Sono solo teorie? Allora verifichiamole? Come tutte le risorse economiche, anche il petrolio non è inesauribile e quando finisce non sparisce nel nulla dall'oggi al domani ma piuttosto la disponibilità segue un andamento campanulare caratterizzato da una impennata dell'offerta, una fase di plateau ed una fase di depletion. Anche se non tutti i depositi si esauriranno all'unisono, si può dedurre dove inizia e dove finisce il plateau osservando dove l'offerta globale rallenta la crescita e dove inizia a contrarsi. A quel punto il prezzo della materia prima inizia a crescere in modo inarrestabile, tanto più velocemente quando è grande la differenza tra domanda ed offerta. Da un anno ad oggi abbiamo assistito ad un continuo aumento del costo del petrolio, seguito da una non così lineare variazione dei prezzi alla pompa. Saranno mica calmierati per attutire l'inizio dellla depletion? Forse. Un anno fa guardavamo inorriditi al pretrolio a 90 dollari al barile e ce la prendevamo con gli arabi, oggi si prospettano cifre simili ma la preoccupazione sembra sparita. Cosa è cambiato? Forse abbiamo fatto l'abitudine alle oscillazioni dei prezzi? Forse la campagna di persuasione mediatica ha funzionato? L'unica cosa che non è cambiata è che si continua a guardare al problema inventandosi cause semrpe nuove e fantasiose pur di non tirare fuori un argomento tanto scomodo. Ciascuno si dia la sua risposta o inizi a fregarsi le mani se in tutto questo intravede prospettive positive. La prospettiva che vedo io è quella di un futuro povero e con poca energia, una società simile a quella dei nostri nonni. L'opportunità è quella di smontare tante cose che oggi ci complicano solo la vita e ripensare tutto da capo, tenendo più in considerazione le persone. |



